Ischia
Denominata l'isola verde per la sua folta vegetazione, Ischia é più grande isola flegrea del golfo di Napoli.
Di origine vulcanica e, per questo, continuamente alterata da quei fenomeni geotermici che producono gli elementi per cui essa é famosa nel mondo: le acque termali salsoiodiche e radioattive e i fanghi.
L'attuale nome di Ischia, che é una volgarizzazione del latino medioevale "insula", fu tra le più antiche colonie greche d'Italia, ma era abitata già in epoca preistorica: lo confermano le ceramiche oggi esposte al museo di Forio.
La fabbricazione delle terrecotte era dunque un'attività preesistente all'avvento dei Greci, i quali, tuttavia, la battezzarono Pithecusa proprio per questa sua particolare attività. Coi Greci, Pithecusa intrattenne commerci con tutto il Mediterraneo, specialmente con gli Egizi, i Fenici e gli Etruschi. Poi, in seguito all'eruzione del vulcano Rotaro, oggi divenuta innocua pineta, i Greci l'abbandonarono per andare a fondare, nelI'VIII secolo a.C., la città di Cuma. Ad essi si sostituirono i Siracusani, e finalmente, dopo cinque secoli, i Romani, che chiamarono l'isola Aenaria.
I Romani non solo scoprirono le terme, eleggendo Aenaria luogo privilegiato per la cura della salute e per le vacanze, ma vi importarono anche la fabbricazione del metallo.Purtroppo oggi non restano tracce evidenti di questa attivitˆ nella quale gli isolani eccellevano, poiché le fabbriche sono state sommerse dal mare.
In quell'epoca, Napoli era città autonoma, e alla sua giurisdizione apparteneva Capri che, non essendo di origine vulcanica, dava più garanzie. Augusto, allora, cedette a Napoli Aenaria in cambio di Capri. E cosé l'isola, nella buona e nella cattiva sorte, seguì le vicende di Napoli.
Fu nel X secolo che prese definitivamente il nome di Ischia.
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Comprendente sei Comuni: Ischia Porto, Casamicciola, Barano, Lacco Ameno, Forio e Serrara Fontana con la piccola e mondana frazione di Sant'Angelo, l'isola d'Ischia é dominata dal Monte Epomeo, alto 788 metri, e ha un incantevole e variato litorale, con spiagge finissime, anse, cale, e anfratti rocciosi che ne fanno una delle località più ammalianti del mondo. Gli scogli di Sant'Anna sono un vero spettacolo, visti da quassù; ma ancora più suggestivo é quel grande scoglio su cui sorge il Castello. Visto dall'alto, la natura e la storia sono totalmente fuse, che é difficile stabilire dove finisce l'una e dove comincia l'altra. Costruito nell'antichità dal Tiranno di Siracusa, Cerone, il quale aveva aiutato l'isola a difendersi dagli Etruschi, isolotto e castello passarono poi ai Romani, e infine ai Bizantini. Ma fu sotto agli Angioini che il castello ebbe un'importanza strategica per la difesa del golfo di Napoli. Delle torri fatte costruire da Carlo I d'Angiò, non rimane tuttavia, quasi più nulla. Il Castello, infatti, é stato di continuo distrutto e ricostruito. Alfonso d'Aragona fece gettare il ponte che lega l'isolotto alla terreferma; la vasta rampa tufacea che si inerpica fino alla sommité; fortificò le mura, e innalzò la torre quadrata sul lato verso il porto. Qui si sposarono, agli inizi del Cinquecento, e vi vissero felicemente, la poetessa Vittoria Colonna e il condottiero Ferrante d'Avalos, divenuto signore del Castello. La cupola che spicca su tutto il complesso é quella della Chiesa dell'Immacolata, oggi adoperata come sede di esposizione di opere d'arte. Le abitazioni che si vedono in cima sono costruite sull'antico alveo abitativo. Ma per visitare tutto il resto, come il cimitero delle Clarisse, si dovrebbe scendere e proseguire a piedi. Di fronte al Castello Aragonese, in direzione di Procida, ecco il porto ellittico, formatesi, anche questo, in un cratere spento. Fino al 1854 era un lago, ma Ferdinando II di Borbone fece scavare l'istmo che lo divideva dal mare, e il lago diventò il provvidenziale porto che é oggi. Il capoluogo del l'isola é nato proprio intorno a questa rada. Ischia Porto e Ischia Ponte, infatti, sono i due centri che formano il comune di Ischia. A differenza del Porto, che é diventato un centro mondano amatissimo, Ponte conserva inalterato l'aspetto di borgo marinaro che aveva quando, nel '600, gli abitanti del Castello decisero di trasferirvisi. Tra i due centri del comune di Ischia si estende una fittissima pineta apportatrice di aria balsamica e di quiete. La fece piantare Ferdinando II di Borbone. Proseguendo verso nord, scorgiamo sotto di noi quella che fu la più antica stazione termale dell'isola: Casamicciola. Questa cittadina deve la sua fama alle sorgenti di acqua calda. Ve ne sono moltissime, le più importanti delle quali sono quelle di Santa Rita e del Gurgitello, le cui acque raggiungono i 60¡ gradi. Nascosta alla nostra vista, qui c'é la Cava Bianca del Monaco, dalla quale si estrae il fango terapeutico per le applicazioni. Casamicciola ebbe ospiti illustri, fra i quali Enrico Ibsen, che nella quiete di villa Pisani scrisse il suo Peer Gynt. Ma il più antico degli ospiti fu la Sibilla Cumana, giunta qui da Cuma. La profetessa di Apollo, la cui voce "oltrepassa i millenni" come diceva il filos fo greco Eraclito, in una grotta del Castiglione presso Casamicciola, profetizzò la nascita di Gesù Cristo. La Pietra del Boia, esistente su questa collina ne é una riprova. Su questo altare, infatti, i primi abitanti greci sacrificavano i buoi ad Apollo. Anche Michelangelo, giunto a Ischia su invito di Vittoria Colonna, da lui platonicamente amata, e che egli affidò l'incarico di risistemare definitivamente la torre principale del Castello, conosceva la straordinaria profezia della Sibilla, tanto che nella Cappella Sistina, insieme ai Profeti del Vecchio Testamento, egli dipinse anche le sibille pagane. Purtroppo, però, nel 1882 un terribile terremoto distrusse la cittadina. Fra le altre vittime vi furono anche i genitori di Benedetto Croce. Quello strano scoglio che si erge nel mare limpidissimo, é il Fungo di Lacco Ameno, così chiamato perché l'erosione marina gli ha dato la forma di un fungo. Lacco Ameno fu il primo villaggio abitato dai greci, i quali, non essendoci ancora il porto, sbarcarono in quella ridente baia che é San Montano, ai piedi del Monte Vico, dove presumibilmente sorgeva l'acropoli, e che ora fa da superba scenografia alla rada. A valle, invece, é situata la necropoli. Nei primi secoli dell'era cristiana nelle acque di San Montano, in una barca trascinata dalle correnti, fu rinvenuto il corpo della Martire Santa Restituta, che oggi si venera nella basilica sorta al posto di una preesistente catacomba.Questa é la più antica chiesa dell'isola. Oggi Lacco Ameno é una meta preferita dai turisti, ma lo fu anche nell'Ottocento, quando ebbe come ospiti illustri lo scrittore danese Andersen, il musicista Mendeissohn, e la scienziata Madame Curie. Proseguendo, scorgiamo Forio, tutta candida nel colore delle sue case e verdeggiante dei rigogliosi vigneti da cui si ricava uno dei vini più pregiati di tutta la Campania. Sul piccolo promontorio che chiude a nord la spiaggia di San Francesco, ecco quel gioiello che é la chiesa di Santa Maria del Soccorso, tutta bianca di maioliche. La sua costruzione fu iniziata nel '400, ma proseguì per molti secoli ancora, tanto che si presenta un po' gotica, un po' rinascimentale, un po' barocca. All'interno custodisce una bellissima croce del XIII secolo.
Quella torre che emerge con la sua pietra gialla di tufo, é una delle otto esistenti a Forio, e la più importante. Era una difesa contro le incursioni dei saraceni; col tempo fu trasformata in carcere, ed oggi finalmente é un museo nel quale si possono ammirare soprattutto le famose terracotte di Pithecusa. Come ogni località dell'isola, anche Forio ha le sue caratteristiche: nella spiaggia di San Francesco, tra i banchi di sabbia, sgorgano sorgenti di acqua termale; ma dove veramente la natura si é dimostrata prodiga, é nella estesissima spiaggia di Citara, protetta a sud dal promontorio di Punta Imperatore. Qui, nel 1962 furono creati i celebri Giardini di Poseidon, uno spettacolare complesso termale alimentato da ben 12 fonti dalla temperatura tra i 26C° e i 40°C. Vi si possono fare inalazioni, sabbiature, massaggi e divertirsi con quei fantasiosi scivoli di acqua calda. Nei Giardini di Poseidon, profumati di bounganville, di agavi e di pini, risalta l'azzurro intenso delle piscine, vera delizia di grandi e piccini. A sud di Punta Imperatore, dopo aver sorvolato il Faro, colpisce la nostra attenzione uno scoglio a forma di nave. E' la nave dei Feaci, il popolo che aiutò Ulisse a tornare in patria contro il volere di Hera e di Atena; per punizione fu trasformata in scoglio. In questo punto, all'epoca dei Romani, venivano a fare il bagno le vergini vestali, e ciò stupisce alquanto, se si pensa che le sorgenti minerali di Poseidon hanno spiccate qualità corroboranti per la sessualità. Ma non é finita. Forio ci riserva un'altra sorpresa: Sant'Angelo, la località più pittoresca di tutta l'isola. E' legata alla terra da una striscia di spiaggia larga un centinaio di metri. Con le sue casette dipinte nei colori mediterranei del bianco, del rosa e dell'azzurro tenue, il suo porticciolo pieno di "paranze", la sua torre in cima alla collina; ma anche con i suoi elegantissimi alberghi e le sue moderne piscine, Sant'Angelo é un vero paradiso. Qui regna il silenzio più assoluto, perché non vi sono strade, ma viottoli serpeggianti lungo la collina a collegare i vari stabilimenti termali. I Giardini di Afrodite e i Giardini Apollon sono tra i più belli. Quella fenditura che divide la roccia in modo cosé spettacolare, é il luogo delle Fonti di Cavascura, un impianto termale all'aperto, alimentato da acqua caldissima. L'altra località che scorgiamo é Barano, un antichissimo e rinomato centro balneare. Le qualità terapeutiche di Testaccio, poco distante dal centro, erano note anche all'antica Roma. Qui, infatti ci venne Varo, reduce dalla sfortunata campagna contro il teutonico Arminio. La grande distesa che vediamo da quassù é la spiaggia dei Maronti, la più lunga e ampia dell'isola; oltre ad essere ricca di fonti termali e di grotte, la spiaggia dei Maronti ha un'altra particolarità: le sabbie calde.Chi soffre di reumatismi può trovare qui un insostituibile rimedio. Nella frazione di Buonopane, dove d'estate si svolge la caratteristica danza della 'Ndrezzata, c'é una chiesa della prima metà del '500. Ma la carta segreta di Barano é la fonte di Nitrodi. Le donne che vi si bagnano diventano tutte belle, e quelli che bevono la sua acqua acquistano particolari capacità amatorie. Ed eccoci finalmente sopra il Monte Epomeo, appartenente al comune di Serrara Fontana. In realtà, anche se sotto una sola denominazione, si tratta di due differenti cittadine, Fontana, situata in alto, e Serrara, a circa 300 metri più giù. Sul Monte Epomeo, tra il verde della vegetazione, si distingue chiaramente la chiesetta di San Nicolo, del 1459, e l'eremo. Il monte Epomeo é tutt'oggi la meta di escursioni per chi ama la solitudine e la pace. E qui di solitudine e di pace se ne trova a volontà, tanto che questa località sembra immune dal turismo dilagante nei mesi estivi in tutta l'isola. Nei Paesini che compongono Serrara Fontana, il progresso non ha travolto niente; tutto é ancora come nei secoli passati; il vino si fa coi torchi a mano, e dappertutto pergolati, vigneti, piantagioni di pomodori e ortaggi. E' un vero idillio pastorale. Ma la caratteristica più curiosa sono quelle case scavate nel tufo. Che dire di più? E talmente bella quest'isola, che bisognerebbe visitarla a fondo; chissà quali altre maraviglie vi si scoprirebbero. |